DIEGO SANTINI: PUER AETERNUS
11 luglio 2023

Oggi è con noi Diego Santini l’artista che, grazie a uno stile pittorico unico e la sua toccante poetica, si è fatto cantore dei sogni del bambino interiore che vive in ognuno di noi

L’arte è sempre anche sinonimo di emozione. L’energia positiva che riesci a trasmettere è il vero tocco magico delle tue opere. Da dove trai ispirazione per i suoi soggetti? 

L'idea creativa spesso nasce da un'immagine che mi incuriosisce o affascina. Talvolta queste immagini arrivano all’improvviso, mentre cammino per strada, o mentre sfoglio una rivista. A volte nasce da una frase che leggo o sento pronunciare. Ogni spunto creativo può portare alla luce scenografie dove poter raccontare la storia dei miei personaggi. Forse possiamo chiamarla ispirazione ma io la vedo più come se “inciampassi sul mio quadro”.

I tuoi dipinti, attraverso la rappresentazione di personaggi sognanti e ironici allo stesso tempo, sono una celebrazione del bambino interiore dentro ognuno di noi. Qual è, in linea generale, il messaggio che vuoi trasmettere allo spettatore?

Spesso ho la sensazione di voler esorcizzare con le mie opere quel filo di nostalgia che mi accompagna sempre, che mi tiene per mano. La nostalgia che credo accumuni molti di noi al solo ricordo dei tempi in cui eravamo liberi di dire e fare ciò che volevamo. Quel periodo meraviglioso dell’infanzia in cui eri certo che i tuoi fantastici e bizzarri pensieri fossero la pura realtà, la stessa realtà che i “grandi”, gli adulti avevano già chiuso in un cassetto da tempo. Ammetto di essere fortunato, dipingere mi riporta spesso in quella dimensione. Mi piace pensare che lo spettatore delle mie opere venga anch’esso catapultato in questo mondo in cui chiunque riesce a realizzare i propri sogni, un mondo dove anche la persona più goffa ed emarginata trova la sua rivalsa.

Spesso osservando le tue opere si ha l’impressione di trovarsi di fronte a delle vere e proprie “metafore visive”. I soggetti rappresentati rimandano sempre a un’altra dimensione, più intimistica e riflessiva. Quanto deve la tua produzione alla corrente surrealista?

Avevo quasi rimosso la passione che avevo da ragazzo per il surrealismo ma soprattutto per Salvador Dalì. Scoprirlo fu per me come un risveglio dei sensi. È un artista che è stato in grado di proiettarmi in un sogno – talvolta anche dentro a degli incubi -  ma in ogni caso sempre in una dimensione mai banale. Luci ed ombre da maestro, una vera fonte di ispirazione e di maestria tecnica. In seguito si sono aggiunti altri artisti contemporanei al novero delle mie fonti, oltre a tutto il mondo degli albi illustrati, ma l'idea di cercare di eseguire quadri tecnicamente impeccabili e ambientati in un mondo fantastico tipica del surrealismo mi accompagna sempre.

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